Gabbiani ipotetici
COLLABORA CON REGGIOSUD

tratto da Repubblica.it
I sopravvissuti alle odissee che hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, in fuga da paesi in guerra o stremati da ingiustizie e povertà, derubati e minacciati dalla teppa internazionale che governa il traffico dell'emigrazione africana, ora sono qui. Alloggiano alla "Rognetta", dentro baracche di cartone e bambù, nell'ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno - paese commissariato per infiltrazioni mafiose - a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino. Sono qui a centinaia, tutti giovani dell'Africa sud sahariana e magrebini solo perché, in questo periodo dell'anno, sono la mano d'opera più ambita nella zona, dove è tempo di raccolta di agrumi. Ogni mattina i pullmini dei caporali si presentano davanti alla "Rognetta", o nell'ex cartiera abbandonata di S. Ferdinando (paese vicino, anche questo commissariato) dove vivono assiepati come maiali da macello più di settecento persone, in condizioni igieniche spaventose dentro baracche puzzolenti, due metri per tre, con quattro, cinque o sei letti. Ognuno di loro, a parte le revolverate di qualche cittadino locale, ha finora imparato a conoscere il nostro Paese senza mai incontrare neanche un rappresentante delle pubbliche istituzioni. Gli unici presenti sul posto sono quelli di Medici Senza Frontiere (MSF), qui da settembre con un presidio sanitario d'emergenza, identico a quelli che sono abituati ad allestire in tutto il mondo nelle zone più difficili, impervie e pericolose, come lo Zimbawe, il Mianmar, il Nord Kivu, il Darfur. Distribuiscono sacchi a pelo e garantiscono l'assistenza sanitaria a gente che letteralmente non ha più nulla, se non le braccia per lavorare fino a 12 ore al giorno per 20 euro, in mezzo ai campi di arance, dove per arrivarci devono anche pagare il trasporto: due euro e mezzo all'andata e altrettanto per il ritorno.tratto da Carta


Fino a vent’anni fa noi occidentali potevamo liberamente viaggiare per il mondo.
Vicino al Golfo di Aden, quindi poco più a Sud del corridoio che attraverso il Mar Rosso e Suez collega il Nord col Sud del mondo, c’è una piccola città, Eyl, per secoli abitata prevalentemente da pescatori, vista la vicinanza con un tratto di mare abbondantemente pescoso.
odiano, e quando possono ci cacciano dalle loro terre a raffiche di mitra.di Alessandro Grandi, tratto da Peacereporter
Il presidente Raul Castro ha inviato l'ennesimo messaggio di pacificazione agli Usa, questa volta rivolto, però, al democratico presidente eletto Barack Obama.
cosa accadrà negli Usa. La vita difficile di Cuba è stata condizionata da 50 anni di arroganza degli Stati Uniti nei confronti di una nazione che ha tutto il diritto di scegliere il modo migliore per farsi governare". Ma questa volta potrebbe essere quella buona. "E' la seconda volta in 50 anni che arriva questa possibilità. La prima volta fu Jimmy Carter alla fine degli anni '70. Carter era un sincero democratico. Aveva una morale spinta da un forte impulso religioso. Carter mandò alcuni funzionari governativi a Cuba per trattare un riavvicinamento diplomatico e la cosa sarebbe andata avanti con successo se il consigliere statunitense per la sicurezza dell'epoca non pose come paletto il ritiro cubano dall'Africa e persero tempo. Oltretutto Carter perse le elezioni con Ronald Reagan e quindi tutto si bloccò e non se ne fece più niente. Il primo passo lo ha sempre fatto Cuba. Bisogna vedere adesso quale sarà la risposta americana. Sono stati gli Usa a costringere Cuba a diventare una fortezza assediata".
differenti da quelle del regime. E' impossibile. E mi dispiace che i gruppi amici di Cuba, in Italia ce ne sono molti, non capiscono una cosa: se loro sono contro Berlusconi possono andare in piazza a fare una manifestazione e dire ciò che pensano. A noi cubani è concesso manifestare. Poi vengono i dolori e non aggiungo altro. Mi dispiace solo che sull'isola ci siano anche persone che la pensano come me e che non hanno la possibilità di andarsene". tratto da Repubblica.it


Dalla televisione generalista togliamo i film, qualche serial, lo sport, i (rari) programmi divulgativi, qualche approfondimento d’attualità, e che rimane ?
-E sono anche MINISTRO.... il MINISTRO TROMBETTA...-di Voltocoperto
“Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l’analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”.
petizioni contro il governo e caricano file "antagonisti", con l'unico inconveniente di essere totalmente avulsi dalla società. Virtuosismi virtuali per sensi di appartenenza al fatuo. Le mani non si sporcano più, ma la puzza di letame è nauseabonda.Riceviamo e pubblichiamo


tratto da Repubblica.it
Antonio Gramsci trovò la fede in punto di morte e ricevette i sacramenti cristiani. E' quanto sostiene monsignor Luigi De Magistris, propenitenziere emerito del Vaticano e conterraneo del fondatore del Pci, che nel corso di una conferenza stampa, a Roma, ha parlato di un tema già dibattuto e controverso. Fino a oggi, del riavvicinamento al cattolicesimo di Gramsci si era parlato solo a livello di voci, mai confermate. E una smentita giunge da Giuseppe Vacca, filosofo, ex parlamentare comunista e presidente della Fondazione Istituto Gramsci. I documenti editi e inediti sulle ultime ore e sulla morte di Gramsci "sono tanti e da nessuno di questi emerge la tesi della sua conversione: ovviamente - precisa Vacca - non sarebbe uno scandalo, né cambierebbe alcunché. Dico solo, semplicemente, che si tratta di un fatto che non trova alcun riscontro documentato". Monsignor De Magistris, che in passato è stato tra i responsabili del Tribunale vaticano della Penitenzieria Apostolica (il dicastero preposto alle indulgenze, ai perdoni e a controversie interne) ha fornito alcuni dettagli sulla vicenda. "Il mio conterraneo Gramsci - ha detto il presule - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?". Allora gli portarono l'immagine di Gesù Bambino, e Gramsci la baciò. E' morto con i Sacramenti, è tornato alla fede dell'infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci".
monsignore: "Non conosco De Magistris, ricordo solo che non è la prima volta che ne sento parlare. Già in passato, trenta o quaranta anni dopo la morte di Gramsci, un'anziana suora riferì di una sua conversione. Ripeto, non vi troverei nulla di scandaloso. Dico solo che dalle fonti d'archivio, dai tanti documenti a disposizione degli studiosi e da alcune lettere ancora inedite - conclude - tutto ciò non trova alcun riscontro".

Uno dei più grandi poeti del secolo passato scrisse che “un nano è una carogna di sicuro, perchè ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo”.
che da allora non fa altro che corroderlo e che solo il tormentare gli altri ne argina il drammatico ingrandirsi, il suo assorbire la materia e trasformarla in nulla.
quell’amore sconfinato per il mondo che ci rende liberi e indifferenti a mode, manie e perversioni monetarie.

C’è uno strano signore in giro per l’Italia che ha attirato la mia curiosità; in questi tempi cosi romantici, eleganti, disinteressati, quasi nobili direi, i poeti emergono a branchi, ma lui è un caso a parte, e merita un occhio attento.
calmo calmo è diventato la massima autorità della cultura in Italia.
fritte; e, straordinario, prova anche tu il triplo hamburger alla Pinturicchio con salsa Michelangiolesca.Etichette: antonio calabrò, mangas colorado, ragù al vetriolo
osservatoriorepressione
Più difficile di un processo a uno stupratore, più ancora di quando alla sbarra c'è un capo cosca. Così spiegò i rischi di omertà e le altre rogne di un processo alla polizia il pm Zucca, nel luglio scorso, iniziando la lunga requisitoria contro i 29 funzionari di ps imputati per i falsi, le violenze, le calunnie avvenute la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 nella scuola Diaz di Genova. Oggi le ultime due repliche delle difese, poi la corte, presieduta da Gabrio Barone, si ritirerà in camera di consiglio per decidere sui 108 anni complessivi (l'unico imputato per il quale s'è proposta l'assoluzione è Alfredo Fabbrocini) chiesti da Zucca e dal suo collega Francesco Cardona Albini, i due pm che avevano chiesto il rinvio a giudizio il 4 marzo del 2004, a tre anni dai fatti. Richiesta accolta il 26 giugno. L'ultima delle oltre duecento udienze, inizierà alle 10 nell'aula bunker del Palazzo di giustizia.Nulla della versione ufficiale è stato salvato nelle 560 pagine di memoria che la pubblica accusa ha prodotto dopo la requisitoria. Non ci fu alcuna aggressione al convoglio di volanti, blindati e autocivetta che transitò sotto le scuole - uno di fronte all'altro c'erano il media centre e il dormitorio dei manifestanti - al termine dell'ultimo dei cortei del Genoa social forum. Sempre stando alle accuse non ci fu resistenza all'irruzione di oltre duecento agenti travisati che, ufficialmente, avrebbero divuto stanare i cosiddetti black bloc autori delle violenze dei giorni precedenti e, in ultimo, dell'aggressione alle macchine di un paio d'ore prima. Né ci fu la coltellata riferita da un'agente e le molotov - esibite dall'allora portavoce di De Gennaro in conferenza stampa, assieme a badili e picconi trafugati da un cantiere vicino e a coltellini svizzeri prelevati dagli zaini dei no global campeggianti - furono portate apposta dalla questura per giustificare la
mattanza. Per mesi, la stampa e la politica si affanneranno a cercare la catena di comando di quella notte evitando di citare che l'allora portavoce di De Gennaro, il capo della polizia, era in via Battisti a sbarrare la strada a parlamentari, cronisti e, soprattutto a legali nominati. Né fu un errore il blitz nella scuola di fronte dove furono trafugati documenti di legali e cronisti, con appena un po' meno brutalità di quanto avveniva a pochi metri.No, secondo i pm, non fu la «normale perquisizione» che il governo - anche allora regnava Berlusconi - cercò di far credere. E dei 93 arresti per devastazione e saccheggio di quella notte cilena nemmeno uno fu avallato dal giudice. Fu un'operazione di guerra sporca, una «macelleria messicana» frase coniata da uno degli imputati, il vice di Canterini al tristemente noto primo reparto celere di Roma. Amnesty international definirà l'operato delle polizie nelle tre giornate del G8 come la più grave sospensione del diritto e delle garanzie democratiche in Occidente dalla II guerra mondiale.Tra i 29 imputati spiccano nomi di grande prestigio per le forze dell'ordine: Francesco Gratteri, allora dirigente del Servizio centrale operativo oggi a capo dell' Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell'Ucigos attuale capo dipartimento analisi dell'Aisi (l'Agenzia di informazioni e sicurezza interna, l'ex Sisde), Gilberto Calderozzi, ex vicedirettore dello Sco, oggi capo del Servizio centrale operativo. Tutti promossi da tutti i governi succedutisi da allora, dunque, e anche questo tardivo primo grado sarà sepolto dalla vicinissima prescrizione per la gran parte dei reati. Non sfugge, tuttavia, il senso politico di un'eventuale condanna dopo le mezze verità del processo parallelo per le torture nella caserma della celere trasformata in prigione provvisoria per le retate del G8. Il Genoa legal forum, con una lettera firmata dal sociologo Salvatore Pallìda e dall'avvocato Massimo Pastore, chiede alla stampa democratica di farsi promotrice di una campagna per la rimozione degli eventuali colpevoli dai ranghi. In aula ci sarà, tra gli altri Vittorio Agnoletto, eurodeputato del Prc, all'epoca portavoce del Gsf. Certo che ci saranno, oltre alle parti civili, i genitori di Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere negli scontri innescati senza ragione dalle guardie contro un corteo regolarmente autorizzato. Un video, a disposizione del tribunale, mostra
che imbracciò l'estintore solo dopo aver visto la pistola. Ma nessun giudice chiederà mai un processo pubblico. La Bbc, invece, mostra, oltre ai volti noti di imputati, le immagini Rai finora inedite di un fantomatico ispettore della Digos di Napoli, in borghese ma col casco - non identificato, cui una collega fiorentina avrebbe consegnato la busta delle molotov, la regina della prove fasulle.Etichette: g8 genova, macelleria messicano, scuola diaz

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tratta da Repubblica.it


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di Giuseppe D'Aavanzo, tratto da Repubblica.it
Uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici. Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.
fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i "celerini" che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall'indifferenza, in quell'angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E' ancora aperta l'indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L'accusa: tentato omicidio).
Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all'epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l'assalto (la "perquisizione") fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c'è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città.
sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare. Etichette: g8 genova, gianni de gennaro, la notte della democrazia, massacri, polizia, processi, scuola diaz, torture
Finalmente si è fatta luce sulla regia occulta di questo governo, ad onta di quanti pensavano a Licio Gelli, trame oscure, servizi deviati, logge massoniche.Etichette: antonio calabrò, la rubrica di reggiosud, pippo franco